Il presidente francese Sarkozy è corso a incontrare Benedetto XVI, che lo aveva bacchettato sull'espulsione dei rom. L’Europa, a quanto pare, la si può mandare tranquillamente a quel paese, ma con il papa è meglio farsi fare qualche bella foto tra strette di mano e sorrisi, perché l’elettorato cattolico francese non è certamente di poco peso.
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venerdì 8 ottobre 2010
venerdì 17 settembre 2010
Sarkozy, l'Europa e la deportazione dei rom
Il Parlamento europeo è stato teatro, ieri, di un aspro confronto tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso.
Nella riunione del Consiglio che doveva parlare di politica estera europea, Sarkozy è stato duramente attaccato per le politiche francesi contro i rom. Le critiche più accese sono provenute dal commissario europeo Viviane Reding, che ha accostato la deportazione dei rom alle pagine più buie del Novecento. L’invettiva della Reding – seguita da scuse ufficiali – è parsa a molti sproporzionata nei toni, se non nella sostanza, e questo ha dato modo a Sarkozy, nel suo discorso, di dichiararsi profondamente offeso “dall’oltraggio che ha ferito tutti i francesi”, pur ammettendo che certamente l’Unione Europea ha il diritto e il dovere di occuparsi della questione. Berlusconi si è prontamente schierato con Sarkozy, il presidente dell’Unione Europea, Barroso, è stato in vece molto freddo con l’inquilino dell’Eliseo.
Le critiche hanno fatto seguito alla dura politica di espulsione attuata da Sarkozy nei confronti dei cittadini di etnia rom. A questo proposito occorre ricordare che tali provvedimenti sono gravemente in contrasto con la legislazione comunitaria sulla libera circolazione delle persone e i rom, giova ripeterlo per chi non lo avesse chiaro, sono cittadini europei. Eppure, forse non molti sanno che esistono 10 miliardi di euro del Fondo sociale europeo per l'inclusione dei rom, che potrebbero essere usati in modo diverso che per pagare il costo dei biglietti aerei per rispedire i cittadini rom d’Europa in teatri ostili dai quali sono fuggiti.
Se le politiche di Sarkozy appaiono, per chi non ha a cuore inutili giri di parole, improntate a un chiaro razzismo e lesive dei diritti umani, per completare il quadro va anche detto che la stessa Commissione europea ha evidentemente la sua quota di responsabilità nella situazione che si è prodotta, come rimproveratole in agosto da Amnesty International.
Sarkozy va per la sua strada e quell’accusa di deportare i rom proprio non gli è piaciuta. Se fosse soltanto una questione di termini, sembrerebbe che non ci si intenda sul significato della parola “deportare” – in italiano suona quasi impronunciabile, l’inglese, per esempio, vi ricorre più facilmente. Ma, abbiate pazienza: se un potere dello Stato prende delle persone da un territorio sul quale si trovano legittimamente, e le manda in un altro contro la loro volontà, le sta deportando, oppure cosa?
giovedì 5 agosto 2010
Amnesty International: l'UE ha chiuso un occhio sulla discriminazione dei rom
All’indomani dell’annuncio da parte della Francia di essere in procinto di varare una dura legislazione anti-rom, Amnesty International accusa l’Unione Europea di “aver chiuso un occhio” e richiama l’attenzione sulla situazione dei rom. Sono oltre 16 milioni in Europa, vengono scacciati dai governi in violazione delle proprie stesse leggi e di quelle della UE; vengono rispediti nei paesi d’origine, dove devono affrontare discriminazioni e terrificanti condizioni di vita.
La stretta voluta da Sarkozy è l’ultima arrivata nei confronti dei rom, ma Amnesty accusa: "Esiste un programma chiaro e sistematico da parte dei governi dell’UE avente i rom come bersaglio". Espulsioni sono avvenute in Danimarca e in Svezia, in contrasto sia con le leggi nazionali che con quelle dell’UE. L’Italia, dal 2008 ad oggi, ha espulso migliaia di rom, principalmente verso Romania e Bulgaria. La Germania sta rimpatriando in Kosovo migliaia di bambini e adolescenti, pur conoscendo le condizioni di vita insostenibili che li attendono. Nei paesi dell’est europeo che sono membri UE,come Repubblica Ceca, Ungheria Slovacchia, Romania e Bulgaria, sono riferiti numerosi episodi di diffusa discriminazione contro i rom, compresi attacchi fisici.
Il quotidiano inglese The Guardian ha dedicato un dettagliato articolo alla situazione dei rom in Europa e alla denuncia di Amnesty International. Leggi l’articolo su Stampa Estera, nella mia traduzione.
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sabato 31 luglio 2010
Liberté, Egalité, Répression
[clicca sull'immagine per ingrandirla]Sono stato a Parigi due volte, la prima nel 2008, la seconda quest’anno, in entrambi i casi per. brevi soggiorni. L’ultima volta, una delle cose più istruttive è stata una lunga chiacchierata con un amico, italiano, più grande di me. Archeologo, lavorava già con la Francia da parecchi anni, quando a un bel momento,visto l’andazzo in Italia ha deciso di trasferirsi a Parigi. Si è trasferito con la famiglia, numerosa, senza pensarci su molto. Non manca mai di dirmi che in Francia si sta bene. Qui gli stipendi sono più alti, pur tenendo conto del costo delle vita più elevato, mi aveva detto già la prima volta. Se perdi un lavoro hai delle tutele. Gli ammortizzatori sociali funzionano. Eccetera.
Anche l’ultima volta ha esordito così, ma mi ha voluto raccontare soprattutto i rovesci della medaglia. Mi ha presentato la Francia come una nazione ossessionata, a tutti i livelli, da un malinteso mito della produttività. Dall’ansia per il risultato. Cominciano dalla scuola. Lo vedeva bene con i figli, che erano continuamente tartassati. Per quanto bene potessero andare a scuola, l’esortazione ai colloqui con i genitori era sempre la stessa: potrebbero fare di più.
Restò sbalordito quella volta che un insegnante gli disse: “Sa qual è il problema di sua figlia?” Lui non sapeva che sua figlia avesse un problema. Allora, con aria fintamente interrogativa gli disse che no, non lo sapeva, qual era questo problema? Sua figlia era immatura, fu la risposta. Allora sua figlia aveva dieci anni. Immatura, a dieci anni. Quel responso lo lasciò interdetto. Ha ragione. Dieci anni è presto per tutto: anche per essere immaturi. Soprattutto, per essere immaturi. Proseguì sciorinandomi alcune statistiche. la Francia è il Paese europeo con il più elevato consumo di psicofarmaci. L’otto per cento della popolazione è depressa. Il quattro per cento è considerata depressa cronica, a rischio di suicidio. Il quadro che mi stava tratteggiando mi colse un po’ di sorpresa, se non altro nelle proporzioni. A questo punto mi parlò della polizia francese. Non litigarci mai e se ti capita di essere fermato per qualche motivo cerca di essere il più conciliante possibile. Ti mettono dentro come nulla fosse. Possono tenerti dentro tutta la notte ammanettato a un palo, fino alle undici della mattina dopo, così, giusto per farti schiarire le idee. La legge glielo permette. Il cinque per cento dei francesi ha passato almeno una notte in prigione. Convenimmo che fosse una percentuale spaventosa e che non fosse spiegabile senza ammettere un’eccessiva durezza da parte della gendarmerie Poi mi raccontò che una sera la moglie percorreva in macchina una strada pochissimo trafficata. Arrivata a un incrocio guarda a destra, guarda a sinistra; non c’è nessuno e lei va. A quel punto sente le sirene spiegate della polizia che la insegue. Ovviamente lei si ferma, il poliziotto le entra nel finestrino col dito, lei prova a giustificarsi: “mi sono fermata”. No, dice il poliziotto, “tu as glissé”. Intendeva dire che non è sufficiente guardare di qua e di là, occorre fermarsi, guardare da ambo le parti e solo allora procedere.
Quella sera, facendo una passeggiata a piedi per Boulevard Voltaire, nell’11esimo arrondissement mi trovo ad attraversare e mi accorgo per la prima volta che un segnale invitava ad attraversare in due riprese. Solo allora, dopo la chiacchierata di quel pomeriggio col mio amico, il senso di quell’invito mi fu del tutto chiaro Insomma ordine e sicurezza. Controllo e pressione sociale. il mio amico fa risalire tutto questo alla radice germanica di quelli che prima di essere francesi furono franchi. Mi disse che a volte stuzzicava gli amici francesi dicendo loro che, malgrado la rivoluzione francese, le origini erano decisive ed erano diventati più tedeschi dei tedeschi. Io, con il mio impianto più modernista in materia di storia, gli feci notare che quella spiegazione poteva essere integrata con quella della forma che, sul suo nascere, assume lo Stato moderno in Francia. Luigi XIV, l’accentramento burocratico e fiscale, l’esercito, lo Stato forte. Forse, perché su questo tipo di letture è bene sempre essere prudenti. Ma su una cosa ci sentimmo di essere sicuramente d’accordo: la Francia non è stata plasmata soltanto dalle tanto decantate conquiste della rivoluzione francese, sintetizzate nel trittico Liberté, Egalité, Fraternité.
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